Stella d'Italia

Il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha conferito ad AF l’onorificenza di Ufficiale della Stella d’Italia, con facoltà di fregiarsi delle insegne dell’ordine. La cerimonia è avvenuta a Chiasso, nel contesto della XVII Settimana della lingua italiana nel mondo.
Alla presenza dell’ambasciatore d’Italia in Svizzera Marco Del Panta, è stata letta la motivazione che – elogiando i romanzi di AF, pubblicati dall’editore italiano Guanda – sottolinea il suo impegno nel creare ponti fra Italia e Svizzera, con le sue opere letterarie ma anche con il suo lavoro di giornalista e d’insegnante nell’ambito di numerosi laboratori di scrittura, fra cui la Scuola Yanez e la Scuola Flannery O’Connor a Milano. Insieme ad AF, sono stati insigniti dell’onorificenza anche Tatiana Crivelli (titolare della cattedra di letteratura italiana all’Università di Zurigo) e Marco Solari (presidente del Locarno Festival).

Il discorso di AF
Sono arrivato in ritardo. Sembra un pessimo effetto romanzesco, ma è la verità. A causa di un incidente, sono rimasto bloccato in un colossale ingorgo e sono riuscito a mancare l’inizio della cerimonia… Un amico mi ha detto: capisco che tu sia distratto, ma devi proprio arrivare tardi pure quando ti nominano ufficiale della Stella d’Italia? (Chiedo scusa: stavolta era proprio una fatalità!). L’ora che ho passato chiuso nell’abitacolo, fra tamponamenti e autocarri esausti ai bordi della strada, mi ha dato modo di riflettere sul senso di questa onorificenza.
Normalmente lavoro da solo, come tutti gli scrittori, a faccia a faccia con i miei personaggi. Sebbene poi l’impiego di giornalista e quello d’insegnante mi diano la possibilità di avere scambi sociali, la mia occupazione principale richiede, almeno durante la fase compositiva, un certo distacco dalla realtà quotidiana. Non è sempre facile creare nella propria vita lo spazio vuoto, il silenzio propizio alla nascita delle parole. Quando tutto va bene, quando la storia scorre come un ruscello chiaro dentro una valle, la scrittura mi aiuta a capire meglio me stesso e il mondo. Nei momenti difficili, tuttavia, la solitudine diventa isolamento: a volte mi capita di non riuscire a trovare la mia voce e di cercare a lungo storie che non si lasciano svelare. In questi casi, tento di riflettere sul valore della scrittura: credo che la facoltà di “gettare ponti”, per usare le parole della motivazione, sia un aspetto decisivo. Scrivendo, provo a tracciare un ponte fra me e i miei lettori, fra me e gli altri. Grazie alla Stella d’Italia, mi accorgo che i ponti sono anche un modo per superare i confini.
Fra Italia e Svizzera c’è un confine politico, che ha implicazioni sociali, economiche, turistiche, eccetera. Ma la cultura non si lascia definire da nessuna frontiera: per sua intima vocazione e necessità, supera ogni steccato, è mossa dal desiderio di conoscere gli altri, anzi, di riconoscersi negli altri. Sono perciò grato e commosso per aver ricevuto questa onorificenza, che considero come un incoraggiamento a insistere con il mio lavoro anche nei momenti difficili. Ci proverò, con l’aiuto dei miei “lettori di fiducia”, della mia casa editrice Guanda, di tutte le persone con cui collaboro nelle scuole di scrittura.
Penso al mio bisnonno Benevenuto, che partì da Cremona all’età di quindici anni per cercare fortuna in Svizzera. Essere insignito della Stella d’Oro da parte della Repubblica italiana è anche un ponte gettato fra me e lui, fra il presente e il passato della mia famiglia; è uno sprone a ricordarmi che dietro ogni uomo e ogni donna, sempre, c’è una migrazione. La cultura, proprio mentre supera le frontiere, ci rammenta che l’essere umano è inevitabilmente migrante: nel tempo, nello spazio, nei territori invisibili dell’anima e della creatività.
(Andrea Fazioli)

Leggi l’articolo sul Corriere del Ticino, 25.10.2017 (.pdf)

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